domenica 27 ottobre 2013

Piccole tatin di cipolle, caffè e pancetta affumicata...e storie di passione!

Lo scorso weekend ho avuto la possibilità di visitare Host 2013 e devo dire che è stata davvero una bella esperienza. A partire dall'assaggio del sushi più buono che io abbia mai mangiato, al profumo inebriante del caffè che invadeva uno dei padiglioni, ai vari showcooking a cui ho potuto assistere. La cosa che ho apprezzato maggiormente è la passione con cui gli espositori parlavano dei loro prodotti. Mi sono soffermata allo stand della Torrefazione Bugella , che ringrazio per l'ospitalità, e lì ho degustato il caffè che fa per me! Il loro 100% arabica è davvero speciale e una tazzina racchiude tutto ciò che io voglio da un caffè: gusto pieno e deciso, ma non troppo forte nè troppo amaro. Insomma, per una difficilona come me, è proprio il caffè ideale! E in quello stand la passione c'era e si percepiva fortemente. Persone che credono fermamente in ciò che fanno e hanno trasformato una passione in un lavoro. La nostra Biella ormai sembra una città sull'orlo del declino, poi però conosci queste piccole realtà che potrebbero davvero diventare grandi opportunità e ti sembra di vedere una luce in fondo al tunnel.
Uno degli showcooking a cui ho assistito è quello del Pop-chef stellato Davide Oldani e del suo executive chef Alessandro Procopio i quali hanno preparato la famosa "cipolla caramellata", che avrei tanto desiderato assaggiare! Ma sono certa che un giorno la mangerò anch'io quella cipolla, giuro che lo farò! Anche in questa occasione, pur non avendo assaggiato il piatto, ho assaporato passione attraverso le parole di uno chef: amore nei confronti del buon cibo, attenzione alla stagionalità dei prodotti e tanta dedizione al proprio lavoro. Incantata!
Non ho assaggiato la loro cipolla caramellata ma la voglia è rimasta, com'è rimasto nelle mie narici il profumo di caffè...e se le due cose si sposassero???


Ingredienti per 6 piccole Tatin
2 grosse cipolle dorate 
1 rotolo di pasta sfoglia
4 cucchiai di zucchero di canna
3 cucchiaini di caffè macinato (io ho usato il 100% arabica della Torrefazione Bugella)
burro
sale
pancetta affumicata a dadini

Preparazione

giovedì 24 ottobre 2013

Vellutata di carote viola con ricotta fresca

In generale il viola è un colore che amo moltissimo e quando qualche anno fa ho scoperto che esistono delle carote di questo colore, sono letteralmente impazzita. Non appena le ho trovate le ho acquistate e ho subito preparato una delle mie vellutate preferite!

Ingredienti
5 carote viola
2 cipollotti
1 lt di brodo vegetale caldo
150 gr di ricotta fresca, meglio se di pecora
una bacca di cardamomo
pepe
sale
olio EVO

Preparazione

venerdì 18 ottobre 2013

Fusilli di farro con yogurt e salmone

Ho un libro che mi aspetta. Voglio finirlo perché devo sapere se ci sarà l'happy ending oppure no! Ah, quando la lettura ti cattura, ti emoziona e ti coinvolge come se fossi tu la protagonista! In questi giorni non smetterei mai di leggere, leggo anche mentre cammino per strada. E grazie ad uno dei personaggi del libro che ha pronunciato la frase "dovrei mangiare più salmone" mi sono ricordata che devo pranzare anche io! Ma un piatto veloce, perché poi devo tornare al mio romanzo!

Ingredienti per 2 persone
250 gr di fusilli di farro
200 gr di yogurt greco
1 limone non trattato (succo e scorza)
4 fette di salmone affumicato
sale q.b.
pepe nero
olio EVO

Preparazione

martedì 15 ottobre 2013

Focaccia con uva fragola e semi di papavero...e ricordi autunnali!

Quando ero piccola in questo periodo a casa della nonna si preparavano i sugoli, un dolce al cucchiaio a base di succo d'uva, tipico del Veneto. Abbiamo sempre usato l'uva americana e siccome anche quest'autunno mio papà ne ha raccolta una vagonata, magari proverò a cucinarli. Anche se non saranno mai buoni come quelli che mangiavo da bimba!
Sempre con l'uva fragola, papà è solito preparare del mosto con cui irrora delle piccole pere che ricopre di zucchero di canna e inforna nella stufa a legna: una goduria vera!
Quest'anno ho pensato a qualcosa di diverso, almeno per me. Devo ammettere che l'uva americana non mi ha mai fatto impazzire, e l'ho sempre usata abbastanza poco e solo per le nostre preparazioni di famiglia. Quest'anno ho voluto provare la classica schiacciata toscana...qualche spunto di qua e qualche spunto di là ed ecco la mia ricetta della focaccia con l'uva fragola!


Ingredienti
300 gr di farina integrale
200 gr di farina manitoba
10 gr di lievito secco
10 cucchiai di zucchero di canna
1 pizzico di sale
3 cucchiai di olio EVO
300 ml di acqua tiepida 
2 grappoli di uva fragola
semi di papavero q.b.
zucchero a velo

Preparazione

giovedì 10 ottobre 2013

Zuppa di miglio, cime di rapa e fagioli

Io amo l'autunno, ne amo i colori, i profumi e i sapori. Ma detesto questa maledetta umidità che ti entra nelle ossa...e che non fa asciugare il bucato steso ormai da due giorni! Si sa, la città in cui vivo è una delle più piovose d'Italia per cui non posso avere grandi pretese...ma un giorno di sole, anche pallido, ce lo meritiamo considerando che siamo passati dalle maniche corte alla combo maglia della salute-t-shirt-maglioncino-sciarpina al collo! La cosa che mi aiuta a superare queste prime fresche giornate è una buona zuppa di verdure!


Ingredienti
150 gr di miglio decorticato
2 mazzi di cime di rapa
1 porro
200 gr di fagioli cotti
olio EVO
sale
pepe nero
1,5 lt di brodo vegetale

Preparazione

lunedì 7 ottobre 2013

L'Irlanda nel cuore e nel piatto

Premetto che questo post non parla di ricette ma ho vissuto un'esperienza talmente bella che non posso non condividerla con voi. Chi decide di avventurarsi nella lettura, sappia che ne avrà da leggere ma spero che questo racconto possa essere fonte di ispirazione per il vostro prossimo viaggio. Per le note culinarie sulle prelibatezze che ho gustato durante la mia meravigliosa vacanza, alla fine del post trovate la mia top ten! Iniziamo la settimana con un racconto...

Vi devo raccontare di una terra lontana un paio d'ore di aereo, di una terra verde che profuma di salsedine. Stiamo per atterrare e io guardo incantata l'Oceano sotto di me con gli stessi occhi con cui un bimbo guarda un negozio di giocattoli. Il cielo grigio promette pioggia e c'è un forte vento che mi fa subito volare via la cartina della città dalle mani. Il primo profondo respiro all'aria aperta mi da una carica incredibile e mi sveglia dal torpore e dalla noia che mi hanno accompagnata negli ultimi mesi.
Usciti dall'aeroporto facciamo amicizia con Paul, un anziano signore appena arrivato da San Francisco che ci racconta dei suoi mille viaggi e di quanto conosca bene l'Irlanda. Ci avverte che ne rimarremo colpiti e che ci piacerà ogni singola cosa di questo paese. Mi sono innamorata di quel dolce nonno e il suo "Oooohhhh yeah, it's amazing!" è stato pronunciato più e più volte durante la vacanza. Grazie Paul, ti sei guadagnato un posticino nel mio cuore!
Un giro in città, una Dublino ricca di gabbiani urlanti, colori, suoni, profumi. No, Dublino non puzza come alcune grandi città in cui sono stata. Parecchi turisti affollano le strade ma ci sono anche loro, i Dubliners. E anche io mi sento una di loro, ma io non sono prigioniera di una condizione di vita, anzi, mi sento libera e leggera, o meglio alleggerita dai pensieri che ho abbandonato sull'aereo. Una piccola signora bionda mi sorride dal suo banco di frutta e verdura al mercato di quartiere e il mio sorriso di rimando mi resta stampato sulla bocca tutto il pomeriggio. Quella sensazione di benessere me la porterò dentro per sempre. Una zuppa di patate e un hamburger in un pub tutto in legno scuro che profuma di cera. E lei, la prima Guinness della vacanza. Non c'è paragone tra LA Guinness bevuta a Dublino e quella bevuta qui da noi: quella irlandese vince a mani bassissime! Due passi fino all'albergo tra una folata di vento e l'altra e una dormita di quelle che non facevo da tempo!


Dal secondo giorno comincia il vero viaggio, quello in auto che ci fa scoprire il sud dell'Irlanda. La macchina ci conduce da Dublino a Galway e lungo il tragitto possiamo apprezzare le prime meraviglie: dolci colline di un verde brillante reso ancora più intenso dal contrasto con un cielo grigio spesso squarciato da un profondo azzurro e spruzzato di panna bianchissima; marroni torbiere che rompono l'equilibrio cromatico tra le varie tonalità di verde; cimiteri trascurati a ridosso della strada; suggestivi resti di centri monastici; centinaia di pecore e di mucche che pascolano indisturbate; allevatori che passano in bicicletta e ti salutano a gran voce; piccole casette bianche con porte colorate e tetti a spioventissimi. Arrivati a Galway capiamo subito che si tratta di un'allegra città la cui via principale è caratterizzata dalla presenza di mille mila pub! Dopo una passeggiata sulle rive del fiume Corrib e uno splendido e suggestivo tramonto alla baia, ci rintaniamo in un pub dove scopro una birra che mi piace davvero un sacco, la Murphy's. Un salmone e un fish & chips fatto a mestiere e la cena è bella che spazzolata. Quattro ragazzi ci allietano suonando musica folk irlandese e la cantante ha una delle voci più belle che io abbia mai sentito. Potevano mancare due spassosissimi ballerini ad intrattenerci? Assolutamente no. Il pub è andato letteralmente in delirio, probabilmente i due sono famosi in zona! Che dire? Una serata in pieno stile irish che mi porta sempre più lontano dalla realtà di sempre.


Il giorno successivo facciamo amicizia con la pioggia irlandese che ci accompagna praticamente per tutta la giornata, una pioggerella fine e fitta che solo in rari momenti lascia spazio a scrosci più consistenti. Visitiamo Clifden dove consumiamo una calda zuppa di pesce e un profumatissimo crumble di fragole, mele e rabarbaro. Percorriamo la Sky Road, una strada costiera molto stretta che però ci regala dei panorami mozzafiato tra basse scogliere in lontananza, un piccolo faro, degli isolotti e barche all'asciutto in attesa di poter galleggiare di nuovo quando la marea risalirà. Le folate di vento a volte sono così forti che trasportano gocce di oceano ma è una sensazione talmente bella che vorrei rimanere seduta su quello scoglio per sempre. Si è fatto tardi e facciamo ritorno a Galway decidendo di tornare al solito pub per un piatto di pesce crudo e una birra.


Il quarto giorno inizia con una full irish breakfast! Se vi dico che non abbiamo sentito la necessità di pranzare mi credete? Ci dirigiamo verso le Cliffs of Moher attraversando il Burren, una regione calcarea di una bellezza disarmante. Da passeggera mi godo tutto il panorama e mi sembra di vedere delle immense coperte patchwork appoggiate sulle colline: grossi riquadri di erba, ognuno di un verde diverso, tenuti insieme da "cuciture" di muretti a secco. Vogliamo parlare dei castelli? Sembrano davvero quelli che i bimbi costruiscono con i famosi mattoncini colorati ad incastro, ma questi sono di pietra e un pochino più imponenti. Arrivati alle scogliere di Moher vorrei piangere, ma non dall'emozione: c'è nebbia, una nebbia fitta che riduce la visibilità. Anche dalla cima della scogliera più bassa non si scorge l'oceano sottostante e se ne sente solo il rumore. Non so quando potrò tornare qui e non vedo niente, il vento soffia a più di 70 km/h e piove, anzi no, diluvia. L'unica cosa che resta da fare è stare in silenzio e ascoltare i suoni di una natura arrabbiata quanto me. Il viaggio fino all'albergo è ancora lungo e il sonno prende il sopravvento. Arriviamo a Killarney verso l'ora di cena, una doccia bollente (che mai avrei pensato di desiderare proprio il giorno di Ferragosto) e via alla ricerca di un ristorante. Ne troviamo uno davvero bellissimo, lo Smoke House, un locale moderno e curato nei minimi dettagli con libri e bottiglie di vino in bella mostra sugli scaffali. Un calice di vino bianco, chele di granchio con salsa di burro e limone, seabass arrosto e salmone speziato: tutto semplicemente divino, ciò che ci voleva per concludere in bellezza una giornata storta.


Di nuovo in piedi per affrontare il nostro quinto giorno di viaggio e la mia dolce metà mi sorprende dicendomi "preparati, oggi c'è un sole meraviglioso. Non importa se dobbiamo tornare indietro e non importa se scombussoliamo i programmi ma oggi ti riporto alle Cliffs!". Non so se piangere o farlo ragionare sul fatto che abbiamo ancora troppe cose da vedere e troppi chilometri da macinare, ma prima che io possa dire o fare qualcosa siamo già in auto. Vista la fretta prendiamo due cupcakes (Red Velvet per me e Caramel per Daniele) e due cappuccini da asporto e ci mettiamo subito in viaggio. La giornata è cominciata davvero bene e il cielo è quello d'Irlanda che tanto volevo vedere: un azzurro intensissimo con un sacco di nuvole bianche e gonfie ma per nulla minacciose, una luce accecante che filtra attraverso questi morbidi ciuffi di panna e una forte emozione nel cuore. Oggi riesco a godermi il viaggio in auto verso le scogliere di Moher e posso ammirare sterminati campi da golf, complessi di casette bianche con infissi azzurri in cui andrei subito a vivere, strutture basse con tetti di paglia, pub coloratissimi e caratteristici e chiese in ogni dove. Eccoci finalmente alle scogliere ma io sono talmente emozionata che non riesco nemmeno a far uscire il pianto che mi si blocca in gola. Di fronte ad un panorama del genere è anche difficile trovare le parole adatte perchè ogni aggettivo a cui penso è riduttivo e non è possibile descrivere tale bellezza. Percorriamo a bocca aperta tutta la strada da un estremo all'altro scattando milioni di fotografie perchè ad ogni passo il panorama cambia e ci sono nuovi scorci che ti fanno restare senza fiato. Emozionantemente pauroso, provo un mix di sensazioni che mi fa perdere il senso dello spazio e del tempo. Mi siedo e contemplo l'oceano mentre un leggero vento mi accarezza i capelli e mi porta in un'altra dimensione, sono in armonia con me stessa e in pace con il mondo. Non dimenticherò mai la sensazione di leggerezza e libertà provata quassù! Tutta la sfortuna e il malumore di ieri sono scomparsi lasciando il posto ad una sensazione di estrema calma. Non capisco ancora se è un sogno o sono davvero qui... E' giunto il momento di rientrare a Killarney e la strada è lunga. La giornata si conclude al Laurels dove assaggio lo stufato di agnello più buono del mondo! Due passi per favorire la digestione e poi a nanna, la nanna migliore di sempre


Giornata decisamente in salita: qualcuno si è preso il raffreddore e la batteria della mia macchina fotografica non si è caricata durante la notte! Non ci perdiamo d'animo e dopo una colazione a base di carrot cake, uova strapazzate e tè caldo ci mettiamo in macchina. Oggi si va a Dingle prendendo una strada alternativa dato che su quella principale c'è un incidente. Ennesima stradina stretta di campagna dove devi sperare di non incontrare un'altra auto e se la incontri fatti il segno della croce pregando di passarci. Attraversiamo altri stupendi paesini colorati e vediamo una Salmon Smokery in cui vorrei tanto fermarmi ma il tempo è tiranno. Oggi l'oceano è mosso e verso la riva è colorato di marrone per via della torba che viene smossa sul fondo. Raggiungiamo la baia di Dingle e, vista l'ora, sotto la pioggia ci dirigiamo verso un hotel-ristorante . Pranziamo con due piatti a base di pesce fritto e due dolci super calorici ma davvero golosi! Dopo pranzo spunta un timido sole che ci scalda e ci accompagna durante la visita al paese, tra caratteristici negozi di dischi, gelaterie e fioristi. Il tempo continua a cambiare anche durante il viaggio di ritorno incontriamo pioggerella, nuvole nere, cielo a pecorelle ma anche squarci di blu, nuvole bianche che vengono spazzate via dalle raffiche di vento e il primo magico, colorato e improvviso arcobaleno della vacanza! Per la nostra ultima sera a Killarney decidiamo di tornare allo Smoke House per gustare un merluzzo arrostito davvero eccezionale e delle squisite cozze in crema di vino e cipolla. Una veloce passeggiata per tornare in albergo e speriamo che Daniele stia meglio domani!


Due passi in città per terminare con una veloce visita alla cattedrale di St Mary, una chiesa imponente e dando un veloce sguardo al suo interno vediamo che è gremita di gente che sta seguendo la messa (che tra l'altro si può seguire anche in streaming!). Ci mettiamo nuovamente in viaggio e costeggiamo il parco di Killarney, davvero gigante, rigoglioso di vegetazione e zeppo di animali. Infatti con la coda dell'occhio noto che in un prato ci sono almeno 30 tra cervi e cerbiatti che riposano e mangiano. Si accorgono che sto cercando di fotografarli e mi osservano, poi ricominciano a brucare erba e a farsi gli affari loro. Accostiamo perchè vedo uno scorcio assolutamente da fotografare, scendo dall'auto e mi arrampico su di una roccia liscia e scivolosa da cui posso ammirare un panorama che mi toglie il fiato: un lago circondato da boschetti, una piccola baia e un pescatore sulla sua barca. La strada su cui ci troviamo è piccola e non molto trafficata per cui c'è un silenzio irreale che mi fa provare una sensazione estremamente rilassante. Posso sentire il mio respiro, il rumore delle onde e il vento che mi accarezza con la sua mano gelida e tutti insieme compongono una sinfonia perfetta che mi tranquillizza e che mi fa stare decisamente bene. In più la forte luce del sole di metà mattinata illumina l'acqua e la fa brillare come se fosse cristallo. Ho trovato il MIO angolino di pace che resterà nel mio cuore per tutta la vita. Riprendiamo il viaggio e incontriamo milioni di pecore che si arrampicano su ogni dove. Il paesaggio è più roccioso ma presto diventa boscoso, di nuovo ricco di vegetazione e si nota che questa zona è poco battuta dal vento. Altri golf club e resort di lusso e poi piccole casette super colorate e di nuovo paesaggi collinari che scivolano verso l'oceano. Arriviamo a Waterville, dove Charlie Chaplin veniva a trascorrere le sue vacanze, e parcheggiamo di fronte all'oceano che per uno strano gioco di prospettive sembra in salita e quasi mi fa paura. Entriamo in un piccolo localino il Beach Cove e me ne innamoro subito: tutto in legno chiaro, fiori sui tavoli, brownies e torte di ogni tipo in vetrina e due simpatiche signore che ci accolgono con un gran sorriso. La signora più anziana è di sicuro la mamma e scambia volentieri due chiacchiere con noi prima di prendere le ordinazioni. Non abbiamo dubbi, entrambi ordiniamo immediatamente un open sandwich con salmone fresco leggermente affumicato, un'insalata e una tazza di tè nero mentre fuori ha cominciato a piovere. Un salmone così non l'ho mai mangiato in tutta la mia vita. Sarò preda di forti emozioni e tutto mi sembra bellissimo ma sono pronta a scommettere che un salmone così non lo mangerò mai più! Ma ve ne parlerò più avanti...
Il giro del Ring of Kerry è praticamente terminato per cui facciamo dietro front e si riparte alla volta di Cork e nel frattempo è scoppiata l'estate per cui decidiamo di fare la follia: mettere i piedi nell'acqua oceanica per la prima volta nella nostra vita. Via scarpe e calze, pantaloni arrotolati e pediluvio gelido nelle acque della spiaggia di Caherdaniel. L'acqua è decisamente fresca ma alcuni bambini autoctoni stanno tranquillamente facendo il bagno con nostro immenso stupore. Galvanizzati dall'esperienza oceanica, ripartiamo attraversando altri boschi e tunnel di vegetazione e ammiriamo baie, calette, porticcioli, paludi, pendii e minuscoli villaggi in cui il tempo si è fermato. Il mio secondo sogno dopo le Cliffs of Moher era quello di vedere un arcobaleno intero e magari trovare anche la pentola d'oro...in un'ora di arcobaleni ne ho visti cinque, di cui uno doppio, ma la pentola d'oro non si è fatta trovare! Arriviamo a Cork ma non ne rimango folgorata e mi sembra che le persone siano più schive e chiuse qui. Ceniamo in un locale molto carino in cui cucinano un'ottima carne. Usciti dal ristorante torniamo in albergo incontrando quattro ragazzi alticci che urlano in mezzo alla strada.


L'ottavo giorno inizia con una salutare colazione a base di frutta e cereali e il "Buongiorno!" pronunciato in un improbabile italiano dal gentilissimo e strabico cameriere mi da la carica per affrontare il viaggio. Usciti dalla città ci troviamo nuovamente immersi nella natura della campagna irlandese. Tra un'ortensia e un rovo di more si aprono degli scorci davvero incredibili e avvistiamo il mare. Case bianche o in pietra e prati sempre curatissimi, piccoli cimiteri non curati a ridosso della strada e resti di vecchi castelli o abbazie che si reggono in piedi per miracolo. Raggiungiamo la penisola di Mizen Head percorrendo una strada lunga e stretta dove faccio amicizia con due cavalli e una mucca. Dalla strada si vede una bellissima spiaggia e per un attimo mi sembra di essere in Sardegna! Arriviamo alle scogliere, più basse di quelle di Moher ma senza dubbio molto suggestive. Scendiamo quasi ai piedi delle scogliere per gustarci lo spettacolo delle onde che si infrangono rumorose sulle rocce appena sotto di noi. Bisogna scarpinare parecchio per risalire e si fa fatica anche perchè è uscito un sole incredibilmente caldo che ci taglia le gambe. Passiamo sopra al ponte che unisce due scogliere e guardare la gola che si apre di sotto fa un certo effetto. Raggiungiamo l'osservatorio della penisola e scopriamo che da qui Guglielmo Marconi avrebbe iniziato a fare alcune prove di ricetrasmissione telegrafica. Facciamo una foto nel punto più a sud-ovest dell'Irlanda poi ci incamminiamo verso l'auto. Ripartiamo dopo aver pranzato di fronte all'oceano e nel tragitto verso Kilkenny, penultima tappa del nostro itinerario, ci fermiamo a fare il pieno dell'auto. Il gestore della pompa di benzina, un signore anziano, chiacchiera del tempo insieme a Daniele mentre io, dalla macchina, scambio un sorriso cordiale con la moglie del gestore che sta pulendo l'aiuola dalle erbacce. Arrivati a Kilkenny sotto un cielo spettacolare, ceniamo in albergo e usciamo a fare una passeggiata serale per smaltire funghi e cipolle! Rientriamo presto per fare una super-king-size-dormita! Che letto meravigliosamente gigante!


Colazione internazionale in albergo, check-out e poi una veloce visita della città: St. Mary's cathedral, St. Canice cathedral e Kilkenny castle con il suo immenso parco e il suo stupendo Rose garden. Ammetto che questa cittadina mi piace davvero tantissimo e non posso far altro che pensare che ci verrei a vivere immediatamente! Librerie (in cui entro e faccio shopping!), pasticcerie, locali antichissimi che quasi cadono a pezzi e istituti bancari ora trasformati in pub. Qui si produce la rossa Smithwick's e lo stabilimento, che oggi produce anche la Buddweiser, è davvero molto grande. La giornata è ancora lunga e ci tocca metterci in auto e proseguire verso Dublino per l'ultima notte. Decidiamo di lasciar perdere le strade costiere e di tagliare verso l'interno passando attraverso il Wicklow Park con le sue colline viola rigogliose di erica in fiore e facendo una sosta a Glendalough dove visitiamo un antico sito monastico all'interno del quale si respirano pace e tranquillità e dove subisco l'attentato di un gatto che voleva strapparmi via una mano...ma questa è un'altra storia! Risaliamo in auto e in un batter d'occhio raggiungiamo Dublino. Abbiamo il tempo per fare un giro nella Dublino che non avevamo visitato, la Dublino del Trinity College, delle strutture di mattoni rossi dal gusto molto inglese. La nostra ultima cena irlandese? Un hamburger davvero incredibile, anelli di cipolla in pastella croccanti e caldissimi!

Ultima mattina in quel di Dublino e cosa possiamo fare se non andare alla Guinness Storehouse per un'esperienza che tocca tutte le sfere sensoriali. Una fabbrica gigantesca che racconta la lunga storia della Guinness e del suo Mr Arthur, che stimerò per tutta la vita! I profumi di luppolo, malto, orzo e lievito sono intensi e inebrianti. La degustazione guidata è una bella esperienza e mai prima d'ora ho assaporato così bene il sentore di caffè e di caramello di questa birra. Dopo una lunga coda riusciamo a spillare la nostra "perfect Guinness pint" sotto l'occhio vigile di spillatori professionisti che ci osservano e ci assegnano il diploma di "perfetti spillatori di Guinness". Non ce n'è, saper spillare bene è un'arte! Il nostro viaggio termina con un pranzo di tutto rispetto al risto-pub della fabbrica: uno stufato alla Guinness davvero eccezionale e una crema di verdure con pane nero alla Guinness e burro salato. Inutile specificare che non abbiamo bevuto acqua.


Purtroppo questi dieci giorni sono volati e ammetto che una lacrimuccia mi è scesa proprio durante il decollo perchè lasciare un luogo così magico e affascinante è stato traumatico.
Ad oggi resta il luogo più bello che io abbia visto nella mia vita, quello in cui mi sono sentita "a casa" nonostante fossi a migliaia di km dalla mia vera casa.
Ho incontrato persone gentilissime, cordiali e sempre sorridenti.
Ho visto posti che prima avevo visto solo in fotografia.
Ho visto colori che non avevo ancora visto nei miei 32 anni di vita.
E ho mangiato piatti squisiti, alla faccia di tutti coloro che prima di partire mi dicevano "mangerai malissimo!". Detto ciò devo assolutamente stilare la mia personalissima top ten delle prelibatezze che ho avuto la possibilità di gustare e vi dirò che non è per nulla facile perchè ho veramente sempre mangiato benissimo. Dunque dunque...

1° classificato: Fresh smoked salmon open sandwich
Un sandwich aperto a base di pane nero caldo sporcato di burro salato con salmone leggermente affumicato di prima qualità. Il tutto accompagnato da un'insalatina mista ben condita.

2° classificato: Irish lamb stew
Il tipico stufato di agnello cotto e stracotto insieme alle verdure.

3° classificato: Applewood burger
Un hamburger alto 15 cm realizzato con manzo di prima scelta, applewood cheese (un cheddar affumicato e molto profumato), pomodoro, lattuga, bacon, cipolla e condimento della casa a base di mela. Il contorno è composto da croccantissimi anelli di cipolla in pastella e patatine fritte.
 
4° classificato: Crab clows
Polpose chele di granchio bollite e condite con una meravigliosa salsa a base di burro, vino e cipolla. Il tutto servito con salicornia appena sbollentata e condita con olio, sale e limone.

 5° classificato: Homemade fish cakes and Fish & chips
Polpettine di pesce bianco impanate e fritte e pezzi di merluzzo pastellati e ovviamente fritti. Serviti con insalata mista e patatine fritte

 6° classificato: Seafood chowder
Una corroborante vellutata di pesce servita con pane nero e burro. Ogni locale ha la sua versione di seafood chowder che può prevedere salmone, vongole, gamberi, cozze,...

7° classificato: Spice-crusted salmon
Uno spettacolare filetto di salmone in crosta di spezie accompagnato da un'ottima insalata fresca e da una patata al cartoccio con panna acida.

8° classificato: Irish beef burger
Un hamburger di manzo al naturale con pomodoro, cheddar e lattuga.

9° classificato: Warm sticky toffee pudding with homemade caramel sauce
Un sofficissimo (e pesantissimo!) pudding con panna fresca e salsa al caramello.

 10° classificato: Full Irish breakfast
La leggerissima colazione a base di salsicce, bacon, due diversi tipi di pudding, uova al tegamino, fagioli al pomodoro, patate arrosto, pane tostato burro e marmellata.


martedì 1 ottobre 2013

Rolatina di tacchino e prugne laccata al miele e timo

Ormai anche Ottobre è arrivato e c'è davvero profumo di autunno nell'aria. Ammetto che l'autunno è una stagione che non mi dispiace per niente, con quel suo primo frescolino mi fa apprezzare un golfino più pesante la mattina quando esco per andare al lavoro e mi fa desiderare una buona tazza di té caldo la sera. Il profumo di terra umida mi fa subito venire in mente dei bei porcini da buttare in un risotto...ecco, sempre a parlare di cibo! Sì, e allora?? Ma vogliamo parlare dell'autunno in tavola? Funghi, zucca, castagne, uva, cachi, cavoli, pere, mele...c'è da sbizzarrirsi con questi prodotti! E poi ricomincia la voglia di piatti caldi, di zuppe, di arrosti...che felicità! Avevo proprio voglia di cucinare un piatto autunnale, di quelli dal cuore caldo che magari fila anche...è nata così una rolatina alle prugne!


Ingredienti per 4 rolatine
6 fette di fesa di tacchino
10/15 prugne disidratate
scamorza affumicata
1 cucchiaino di senape
1 spicchio d'aglio
miele di castagno
un paio di rametti di timo
1 bicchierino di grappa secca
sale q.b.
pepe q.b.
olio q.b.
burro q.b. 

Preparazione
Prendo 4 delle 6 fettine di fesa e le batto leggermente con l'aiuto di un batticarne poi le insaporisco con un pizzico di sale e una macinata di pepe. Tengo da parte.
Taglio a stricioline le restanti 2 fettine e le salto in una padella con un filo d'olio e uno spicchio d'aglio che ho fatto rosolare. Sfumo con un cucchiaio di grappa, regolo di sale e poi inserisco il tutto (eccetto l'aglio) in un mixer. Aggiungo le prugne, la senape e pochissimo olio, poi aziono le lame fino ad ottenere un composto cremoso. Spalmo un abbondante cucchiaio di composto su ogni fettina e dispongo dei tocchetti di scamorza al centro. Arrotolo il tutto formando delle piccole rolatine che lego con spago da cucina o che fermo ai lati con degli stecchini come se fossero dei grossi involtini.
Scaldo bene la padella in cui avevo cotto gli straccetti di fesa e rosolo le rolatine in una noce di burro (anche due!) per circa 7 minuti a fuoco vivo. Quando le rolatine sono ben rosolate e all'esterno si è formata una sorta di crosticina, le tolgo dalla padella e le tengo in caldo. Sfumo il fondo di cottura delle rolatine con la grappa avanzata, poi unisco un cucchiaio di miele e aggiungo le foglioline di timo lasciando che il tutto si addensi. Metto di nuovo le rolatine all'interno della padella e termino la cottura.

Vanno servite caldissime in modo che al taglio fuoriesca un saporito cuore di scamorza filante!

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